Oggi, 7 giugno 2021, ricorre il sessantasettesimo anno dalla morte di Alan Turing, crittoanalista, padre della macchina di Turing e, più in generale, uno dei padri fondanti dell’informatica.

Alan Turing è storicamente ricordato per il suo lavoro al Dipartimento di Comunicazione del Regno Unito, che consentì di decifrare i codici usati dal sistema comunicativo tedesco e salvare migliaia di vite, e per la teorizzazione dell’intelligenza artificiale basata sugli schemi del cervello umano nel suo articolo “Computing machinery and intelligence”, pubblicato sulla rivista Mind nel 1950.

In quest’occasione, Vivere Ingegneria non vuole ricordare Alan Turing per i brillanti successi della sua carriera, ma vuole ricordarlo come un uomo vittima di un sistema retrogrado e, soprattutto, omofobo; di un sistema che condanna il diverso e che lo punisce per esserlo.

Alan Turing morì il 7 giugno 1954 per avvelenamento da cianuro di potassio e l’inchiesta, durata appena due giorni, concluse per il suicidio del britannico.

Giusto due anni prima, nel 31 marzo del 1952, Alan Turing fu arrestato per “atti osceni”, un crimine spesso imputato alle persone omosessuali e presente nell’Emendamento Labouchere del 1885, lo stesso crimine per il quale fu accusato e successivamente incarcerato Oscar Wilde.

Turing fu costretto a scegliere tra due anni di carcere o per la castrazione chimica con somministrazione di dietilstilbestrolo, una molecola che ha un’azione estrogeno-simile. Turing optò per la seconda possibilità; ciò causò impotenza e successiva crescita del seno in Turing. Il trattamento, secondo molto storici, causò in Turing una profonda depressione che lo condusse, due anni dopo, al suicidio.

La storia di Alan Turing, purtroppo, non si conclude qui. Soltanto il 10 settembre del 2009 il governo del Regno Unito rilasciò una dichiarazione di scuse, scritta da Gordon Brown, a seguito di una petizione firmata da più di 30 mila persone.

Dopo oltre 50 anni, il contributo nei confronti dell’umanità di Alan Turing è stato riconosciuto e apprezzato, non sminuito per la sua sessualità.

Vivere Ingegneria augura a tutta la comunità studentesca un felice Pride Month, all’insegna dell’amore e dell’inclusività, per ricordare i momenti bui che hanno caratterizzato la storia umana e assicurarsi che non si ripetano mai più.