Penultima posizione in classifica: Che ne pensa #UNIPA?

La questione

Il 23 giugno il noto giornale economico ”IlSole24ore” ha pubblicato l’annuale ”Classifica delle migliori università italiane” e, in ateneo, ha destato scalpore la posizione occupata dall’Università di Palermo: 60 posto su 61 atenei statali.

Più che da reali scoop accademici, lo scalpore appare derivare dalla visibilità nazionale di una collezione di risultati in realtà già noti a chi vive la realtà universitaria. A conferma basta scorrere la lista delle fonti degli indicatori utilizzati: anagrafe nazionale degli studenti, indicatori FFO, rilevazione annuale sulla contribuzione studentesca, il rapporto annuale dell’Anvur, la rilevazione dei nuclei di valutazione, la rilevazione sulla ricerca VQR. La classifica è costruita su dati oggettivi (ad eccezione dell’opinione dei laureandi), non sempre direttamente controllabili dalle università stesse, ad esempio l’erogazione di borse ERSU o la capacità di collocamento dei laureati influenzata dalla struttura del mercato del lavoro, la capacità di attrazione degli studenti condizionata dal contesto geografico. Il metodo di aggregazione dei risultati è semplice: dato grezzo, punteggio, ordinamento.

L’indagine presenta tre classifiche, una per la didattica, stilata in base a un set di 9 indicatori, una per la ricerca, stilata in base a un set di 3 indicatori, e una generale ottenuta mediando tra i punteggi delle 2 classifiche1.

  • La classifica della didattica mostra posizioni variabili, alcuni di media classifica altri bassi. 
  • La classifica della ricerca, interamente basata su dati ANVUR, conferma la non felice performance di Unipa. 
  • Le classifiche dei singoli indicatori mostrano le migliori posizioni associate agli indicatori di sostenibilità (19a) e mobilità (23) mentre le peggiori sono rappresentate da soddisfazione dei laureandi (60a) e attrattività (58a). 

La seguente tabella mostra la posizione in classifica, il valore grezzo dell’indicatore e il punteggio associato al valore dell’indicatore 2 di Unipa: tab

Come si è pervenuti alla penultima posizione?
Il pensiero dell’amministrazione

In classifica generale Unipa si colloca al 60 posto su 61, sebbene appaia al 52 in quella della didattica e al 54 in quella della ricerca, e solo per l’indicatore soddisfazione al 60 posto. Come mai? Occorre chiarire il metodo di costruzione della classifica (vedi Tab 1): 

  • la posizione in classifica generale non è una media delle posizioni nelle classifiche di didattica e ricerca, ma è costruita a partire dalla media dei punteggi in entrambe le graduatorie. Ossia, il punteggio 29 della classifica generale è la media tra 38 e 20, punteggi rispettivamente della classifica della didattica e quella della ricerca. Il punteggio 29 occupa esattamente la 60a posizione tra i punteggi di tutti gli atenei; 
  • la media non è ponderata in base al numero di indicatori delle due graduatorie, ma è semplice, ossia l’insieme dei 3 punteggi della ricerca conta quanto l’insieme dei 9 punteggi della didattica. Se si fosse utilizzata una media ponderata, Unipa si sarebbe classificata 3 posizioni avanti, al 57 posto;
  • similmente le posizioni nelle classifiche di didattica e ricerca sono costruite a partire dalla media semplice dei punteggi dei singoli indicatori;
  •  Il sito de IlSole24ore permettere di personalizzare la classifica scegliendo autonomamente i pesi da assegnare agli indicatori: abbiamo provato ad ottimizzare la realtà, settando al massimo i pesi dei due migliori indicatori e minimizzando tutti gli altri ottenendo così la 13a posizione.

Sintetizzando i risultati dei singoli indicatori si potrebbe commentare come ”alta” una posizione compresa tra 1 e 15, ”medio-alta” se compresa tra 16-30, ”medio-bassa” se compresa tra 31 e 45, ”bassa” se compresa tra 46 e 61. Detto ciò, Unipa non è mai in alta posizione, 3 aspetti sono medio-alti (sostenibilità, mobilità e ecacia), 3 aspetti medio-bassi (stage, occupazione e alta formazione), 6 aspetti bassi (attrattività, borse di studio, dispersione, soddisfazione, ricerca e fondi esteri). Mi si permetta, infine, un giudizio di lettura di queste operazioni di classificazione. Esse sono solitamente citate quando la posizione del citante è alta, e criticate, soprattutto nella metodologia, quando il citante è in bassa posizione. Chiaramente una realtà composta e complessa come quella universitaria necessita di una accurata analisi che mal si concilia con la sinteticità e l’immediatezza della comunicazione digitale, e certamente al variare dei singoli aspetti rilevati, della maggiore o minore reperibilità dell’informazione, della scala di misura, dell’aggregazione indicatori, le classifiche subirebbero variazioni anche rilevanti. Ma altrettanto certamente, considerare le classifiche termometri qualitativi delle proprie (o altrui) azioni sul mondo accademico è un passo necessario e utile a qualsiasi politica seria, moderna e lungimirante.

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